Prima parte di tre che ci porteranno a passeggio in questa zona poco conosciuta di Venezia, ma ricca di storia e scorci unici e irripetibili.

 

 

Come promesso questa settimana (e anche oltre) cercherò di portavi con le mie parole e fotografie dalle parti di San Francesco della Vigna.

Se ci si arriva dalla Calle San Francesco, dopo aver attraversato il bellissimo Rio di Santa Giustina, non si può non rimanere colpiti dalla maestosità della facciata di una chiesa bianca e imponente. L’antico Palazzo Gritti, sulla sua destra, da dire non conservato benissimo 🙄, sembra una piccola casa.

L’effetto visivo è impattante, torno a dire: pensate che le basi delle colonne sono più alte del portale del Palazzo Gritti. Insomma, la facciata domina su tutto quel piccolo spazio.

Pur essendo, dal punto di vista turistico, considerata una zona un po’ fuori mano, e meno male, aggiungo io, 😉 è ricchissima di storia e opere d’arte, anche su vie pubbliche.

Per dire…

avete presente il motto: “Pax Tibi Marce Evangelista Meus”?
Quello presente un po’ ovunque, e, ovviamente sul libro che trattiene il Leone di San Marco? 🦁

Bene, si dice che fu proprio qui dove Marco l’Evangelista fu sorpreso da una burrasca improvvisa mentre si recava nell’antica Aquileia. Siamo ovviamente poco dopo l’anno zero.
Gli apparve un angelo che gli disse queste parole che divennero un motto per la Serenissima. All’epoca Venezia non esisteva, quindi predisse non solo dove avrebbe potuto riposare per sempre, ma anche che ci sarebbe stata una città. Tenete in considerazione che parliamo di tradizioni frammiste a storia.

In quell’esatto luogo, i primi Francescani a cui fu donato il terreno piantato a vigna (ecco il nome) dal figlio del doge Pietro Ziani, eressero un convento e una prima chiesa, minuscola se paragonata a quelle che vennero in seguito, e tutt’ora anche se rimaneggiata è ancora esistente!

In seguito, siamo a metà del 1200, fu costruita la prima versione di quella che vedete, poi rifatta a metà ’500 dopo lunghe, lunghissime discussioni tra i grandi architetti e pensatori del tempo… Doge Gritti, Sansovino, Palladio, Tiziano, Fra Zorzi, ecc. ecc.
Sembra che le numerose scritte in latino sulla facciata, portino proprio la narrazione di queste vicissitudini.

 

Arriviamo al Campo San Francesco passando tra i bianchi marmi dell’imponente facciata della chiesa e il Palazzo Gritti tutto ricoperto da impalcature. 🙄

Diciamo che così non è un bel vedere, e anche se le guide non lo danno come ’sta gran bellezza, quando l’ho potuto osservare non mi è sembrato poi tanto male.

Pare che il Doge Andrea Gritti, uno dei più importanti di Venezia, volle un suo palazzo in questa zona della città perché tranquilla, proprio come adesso… ricordo che nel ’500 Venezia era una delle metropoli del pianeta. 😲

Il doge stesso, mise anche molte energie nell’edificazione della chiesa attuale che vedremo con calma.

Ma io so cosa sta catturando la vostra attenzione…
quella strana struttura sospesa, vero? 😄
(La presenza di figure umane nella foto è per darvi l’idea delle dimensioni).

Ora ve la spiego.

Il Palazzo Gritti fu venduto dagli eredi alla Repubblica Serenissima, che poi lo cedette al Papa come sede dei Nunzi apostolici. Infine, nell’800, fu donato ai Francescani che pensarono di unirlo al loro immenso convento con questo cavalcavia abbastanza singolare.
Per alcuni fu un insulto al buon gusto, (curioso anche il colore dato sulle colonne di marmo fino a metà), per me è una cosa bella e singolare che crea un paesaggio unico e irripetibile in questa città… come ne avesse bisogno. 😉

 

Se qualcuno è rimasto sorpreso dal curioso cavalcavia colonnato, guardate questa.

La vostra vista incontrerà spesso la struttura circolare enorme che vedete in foto davanti al campanile. Ce ne sono rimaste due!

La prima volta che vi passai sotto in vaporetto pensai ai resti di una enorme cisterna per raffinare i combustibili, tipo quelle che si vedono a Porto Marghera o nelle vecchie centrali elettriche a petrolio.

Mi sbagliavo. Si tratta di vera e propria archeologia industriale. 😲

C’erano ancora gli austriaci (metà ‘800) quando si decise di appaltare l’illuminazione pubblica a una società francese: la Lionese.

Dalle lampade pubbliche a olio si volle passare al modernissimo uso del gas, così fu assegnata questa area per la produzione dello stesso attraverso un processo industriale di distillazione dal carbon fossile.

Ho letto che, curiosamente, ci furono parecchi problemi iniziali di applicazione, come in tutte le cose, trattandosi di gas, quindi esplosivo. Come accendere le lampade, come spegnere, fughe, ecc.

Poi ci furono i problemi dei “No!” immagino dei “No Gas!” come in tutte le cose. 😉
Le lampade puzzavano, e persino gli artisti provenienti da tutto il mondo erano scontenti di quella luce strana che illuminava la bellissima città-impero che volevano dipingere nella sua piena decadenza.

Quindi, quando vedrete queste due enormi strutture così impattanti, non pensate a un paesaggio di una Venezia distopica, ma al suo passato di città antica, dinamica e proiettata nel futuro… altri tempi anche se andava male.

A livello amministrativo si parla molto del destino di questo impianto gasometro. Nuovo hotel di lusso? parco pubblico?… 🤔

Speriamo che si trovi il modo di valorizzarlo. All’estero vi sono esempi brillanti di recupero di antichi gasometri.

 

Girando attorno alla chiesa…
immagine molto pittoresca. È presente anche il cavalcavia di cui abbiamo già parlato in questo percorso che, come ho detto, caratterizza un po’ tutta la zona.

Sulla sinistra, quasi sotto al colonnato, potete osservare il pozzo del campo. La vera è in Pietra d’Istria scolpita nel ’400… accarezzatela e osservate. Guardatevi attorno.

Il campo, il luogo in cui vi trovate, è frutto del pensiero di un doge che è stato in grado di cambiare il corso della storia, Andrea Gritti, del grande Sansovino, uniti al pensiero di un frate molto particolare; Fra Zorzi: pensatore, filosofo, esegeta, espertissimo in Cabala. Suo il “De Harmonia Mundi…” ma qui voliamo troppo in alto. 😅
Anche la chiesa ne porta l’impronta nel profondo della sua struttura… la vedremo con calma.

Chiudo con una curiosità: ci sono famosi dipinti che ritraggono un pozzo stupendo tutto scolpito proprio davanti alla chiesa. Ma la vera non è quella di cui vi ho parlato che vedete in foto.
Quindi? Dove voglio arrivare?

Ricordate il gasometro? 🤔
Ebbene, durante recenti lavori di pulizia e ripristino dell’area è apparsa la vera – proprio quella dei dipinti di Canaletto – che era scomparsa da secoli. Pensate! Venezia… 🤩

Settimana prossima, venerdì,  continuiamo la passeggiata con la seconda parte.

Ciao! 🙂🖐

 

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