Giorno 4

Sono di corsa; ho poco tempo, ma voglio comunque condividere gli sviluppi di questa faccenda.

Eravamo rimasti al disastro dell’acqua alta nella casetta di Bo e Marta…


bene! Poi la cavalleria è arrivata in gran pompa, (che analogia, sembra quasi voluta), ed ha acceso la pesca che da dentro l’appartamento buttava nella calle, ormai trasformata in un rio.

La pompa era fornita di un potente motore a scoppio quindi non serviva dare corrente all’abitazione.

La cavalleria era composta da una squadra di tre uomini con addosso gli stivali da pescatore, arrivati con un carrettino. Sopra c’era tutto l’occorrente per risolvere il nostro problema, compreso un potente deumidificatore.

Con sottofondo il rumore della pompa a scoppio io e Marta finalmente ci siamo un pochine rilassate, sedute nel salottino.

“Cavoli Anna! Mi devi dare il numero di ‘sta gente qua!”
Faccio spallucce:
“Ho solo fatto uno squillo a Mario, il mio agente.”
Marta sorride:
“Beh, se ricordi è anche mio agente, e di Bo… certo che se lo chiamo per una cosa così…”
Poi, imbarazzata:
“Una persona normale, forse anche un’amica vera, non so… magari ti chiederebbe come state messi voi due, insomma; se state assieme.”


“Ma guarda che bel dislivello!” Con l’indice indico la paratia d’acciaio all’ingresso.
Marta scoppia a ridere.
“Buono il mio tè?”
“Molto, ci voleva, e grazie per il prestito,” con delicatezza tasto con le dita il tessuto della maglietta datami da Marta.
“Comunque ho preso anche qualcosa di tuo se vuoi metterlo, sta tutto nella sacca col computer.”
Annuisco.

Marta si alza con la tazza, va nel corridoio, probabilmente per controllare se Bo è a posto. Poi va verso la paratia, mette fuori la testa in calle e rientra.
Ha più l’aria di una persona che sta per dire qualcosa di importante, segreto, che di essere interessata a ciò che accade in calle.
Poi va al tavolo, prende la grappa e quasi riempie la tazza fino all’orlo.
Ne inghiotte parecchia, in modo piuttosto evidente. Poi mi guarda e ne beve ancora.
Con una bevuta del genere io rasenterei il coma etilico!
Ma intuisco che ha qualcosa dentro da tirar fuori, un rospo, un magone…
“Che c’è Marta?”

Si siede sul divano al mio fianco, con gli occhi lucidi, sembra stia per piangere mentre accarezza la parte in basso fradicia.
“Non preoccuparti per i mobili, ti voglio dare una mano.”
“No, figurati. Il deumidificatore fa miracoli; sai che toglie venti litri di acqua dall’aria, solo qui dentro?”
“Sì, più o meno, mia zia ne ha uno in terraferma, quello ne fa una decina. Ma allora, perché piangi?”
Marta sorride:
“Non sto piangendo, è stata la grappa, cavolo se brucia! Ora mi passa.”
“Marta! Fuori il rospo!”

Inspira molto profondamente:
“Penso che Mario non ce la racconti tutta giusta!”
Quasi urla espirando tutto in un fiato.

L’osservo in silenzio per alcuni secondi:
“In… in che senso?”
“Ma dai Anna?!”
Scuoto la testa, incredula.

“Organista! Il tuo disturbo allucinante, quel motivetto che senti, come quello di John, il divo organista con cui hai avuto una storia. Ora sta messo male vero? Ha tentato di suicidarsi. Il tuo professore morto, non si capisce bene come, dopo che vi siete visti alla Bragora. La morte di Tuan… continuo?”
La guardo ancora più perplessa.
“Io… io non capisco Marta?”
“Mario! Mario! Mario Anna! Lui c’è sempre… poi scopare… e poi riappare.”
“Beh, siamo… siamo…”

Mi alzo di scatto profondamente offesa.
Faccio per uscire, ma Marta mi trattiene per il braccio…


Beh, ora devo veramente andare, ma non vi lascio così in sospeso.

Marta, oltre che riuscire a scusarsi, mi ha quasi convinto ad accettare che le sue supposizioni, o forse insinuazioni, hanno un oggettivo, seppur minimo, riscontro.


Seria, con un’aria quasi profetica, mi ha detto:
parti dall’inizio, dal funerale del Barone. Lì ci dev’essere un filo conduttore, anche se non lo vedi. Trovalo e seguilo. Vedrai che in fondo, al bandolo, ci troverai Mario.

Ed ora, sapete dove sono?
Sono al Marco Polo.
Sto salendo sull’areo che mi porterà da John Mc Airon, in America.
Il mio amante di una sola notte, vivo per miracolo, padre inconsapevole di Antonio… ancora per poco.

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