Fondamenta degli Incurabili di Iosif Brodskij – Una recensione… sui generis

 

Il libro che vi consiglio oggi, e che ovviamente mi è piaciuto, è Fondamenta degli Incurabili di Iosif Brodskij.

Che dire…
io questo minuscolo libretto l’avevo scoperto per caso, e di certo non sapevo che l’autore fosse stato un Premio Nobel per la letteratura, e nemmeno che fosse tanto innamorato della città.
La prima volta lo lessi distrattamente, in treno. Poi, tenendolo una settimana sul comodino di casa: giusto qualche pagina prima di addormentarmi.

I suoi viaggi occhio-bellezza-acqua-tempo erano particolari, quasi metafisici e un po’ mi confondevano rallentandomi nella lettura. Poi capii che non ero pronto per comprenderlo di primo acchito o, perlomeno, che dovevo leggerlo almeno un paio di volte, anche dove i passaggi erano più chiari, date le informazioni contenute nelle sue pagine.

Faccio un esempio: in uno dei 51 capitoli del libro, l’autore racconta di quando fu invitato da una amica giornalista, Susan Sontag, a far visita a Elga Rudge. La Rudge era la compagna di Pound, Ezra Pound. Qui l’autore espone un suo pensiero: da una parte a favore di Pound per la sua grandezza; nel mio genere di lavoro Ezra Pound è un nome grosso, una specie di industria. Dall’altra scrive una sorta di critica, forse più un’idiosincrasia, per le sue idee fasciste e non solo. Critica i Cantos, che lo hanno lasciato abbastanza freddo; l’errore principale era la ricerca della bellezza.

Per capire queste poche pagine, ho dovuto avere un’idea un po’ più chiara di chi fosse Elga Rudge: una violinista che accompagnò Pound per tutta la vita veneziana, perché ci fosse sul pavimento un enorme busto scolpito da Gaudier, non so dirvi se fosse la Testa Ieratica, e sopratutto, appunto, sapere chi fosse Ezra Pound; forse, semplicemente, il più grande poeta del ’900. Inoltre, sapere (vagamente) cosa fossero i suoi Cantos, ma, ancor di più, cosa c’entrasse Venezia e il quartiere anglosassone di inizio ’900 con tutto questo.

Propongo qui un link interessante ad un articolo di Marcello Veneziani per chi volesse approfondire su Pound –>> Scandaloso Pound

E, visto che ci siamo, un bel articolo sul rapporto dell’autore con Venezia, che ho letto su Pangea

Iniziai piano piano a comprendere questo libretto e alla fine mosso da curiosità cercai persino la tomba di Brodskij nel cimitero galleggiante di San Michele.

 

Mi ricordo che lessi un articolo sul web, anche ben scritto, dove un’esperta del Nobel spiegava che era suo desiderio essere sepolto a Venezia perché gli ricordava tanto la sua città natale Leningrado, oggi San Pietroburgo.
Ho letto che dopo la sepoltura provvisoria ne discussero a lungo la moglie, tra l’altro italiana, e amici.
L’idea che mi sono fatto, molto modestamente, è che lui voleva riposare a Venezia, sì, lo voleva. Nel capitolo 17 fa un riferimento a Morte a Venezia, il capolavoro di Visconti visto di contrabbando in Russia, e dichiara apertamente di invidiare il protagonista di non essere come lui vittima di una malattia mortale … e mi fece rimpiangere di non essere mortalmente malato; ancora adesso sono capace di provare lo stesso rimpianto. Ovviamente questo è solo un pensiero.

Poi, alla fine del capitolo, lo rimarca in forma più lugubre, terminandolo con una piccola Browning di seconda mano. (Non ho dubbi che si riferisse alla pistola tascabile).

Da quanto ho letto in questo piccolo grande libro, sono sicuro che se non fosse stato stroncato da un infarto nel suo studio di New York, potendo scegliere, avrebbe voluto essere là, a passeggiare nell’ombra di una fredda calle deserta, dietro la Salute, vicino alla dimora maledetta dove abitò Henri de Régnier, tra l’altro uscitone illeso.

Nei paraggi, alle Fondamenta delle Zattere, una targa in marmo ricorda: …grande poeta russo, premio nobel, amò e cantò questo luogo.

Quanto amava Venezia?
Un giorno si trovò col suo editor, (volendo essere pignoli è stampato in corsivo, quindi non è l’editore, ma colui che rivede e/o corregge i testi. L’editore è publischer :-)), dicevo, si trovò in un ristorante di New York assieme a un manipolo di garruli inglesi affidati alle sue cure.

Che ci vai a fare laggiù d’inverno? Gli chiesero.

Fui tentato di parlare dell’acqua alta; delle varie gradazioni di grigio che sfilano alla finestra mentre si fa colazione in albergo, avvolti dal silenzio e dalla tetraggine mattutina degli sposi in viaggio di nozze… di un passero coraggioso che si posa sulla lama ondeggiante di una gondola sullo sfondo di un umido infinito battuto dallo scirocco… no, non è una risposta che possa andare. Be, dissi, è qualcosa come Greta Garbo, al bagno.

Libro consigliatissimo a chi già conosce un pochino la città e ha una buona coltura di base. Metterei difficoltà 4 su 5. È scritto in modo semplice, questo sì, e non usa paroloni da dover star lì col dizionario in mano ogni due righe, ma come già detto, spesso ti trascina in concetti non semplici da seguire che per fortuna ho l’umiltà di non mettermi ora a spiegare, evitando una figuraccia. Se non vengono capiti, risulta ”pesantino”.

A tal proposito, giusto per farmi un’idea, ho anche consultato le recensioni dei lettori sulle principali librerie on-line.
Su Ibs danno quasi tutti 5 stelle e alcuni lettori devo ammettere che commentano in modo molto arguto e preparato, quasi accademico. Discorso simile su Amazon con qualche critica.
Che dire, a me è piaciuto molto, ripeto, altrimenti non starei qui a scriverne, ma credo che un buon dieci per cento (facciamo anche 20 va’) delle persone che conosco non capirebbero questo libro, e forse lo troverebbero persino noioso. Sicuramente la riprova sociale ha il suo peso… quello di un Nobel.

Una precisazione: alcuni sul web accampano idee circa l’origine del titolo.
Allora…
1- Fondamenta degli Incurabili, il luogo a lui tanto caro, non esiste nella toponomastica veneziana, ma come ho scritto esiste Fondamenta delle Zattere, e lì vicino c’era l’antico Ospedale degli Incurabili… magari hanno fatto un mix per scegliere il titolo. (?!)
2- Il titolo dell’edizione in inglese era Watermark, quindi ci andrei cauto nel fare congetture sui significati del titolo in italiano, a meno che non sia accertato il motivo per cui l’autore l’ha scelto di persona, e saperlo a me piacerebbe tanto.

Altra curiosità: se qualcuno cerca il Bellini a cui era affezionato l’autore, la meravigliosa Madonna con Bambino custodita nella Chiesa della Madonna dell’Orto, sappia che è stato rubato nel 1993. Non c’è più!

Detto tutto ciò, se amate Venezia prendetelo, è sempre bello averlo. Si trova nelle librerie nell’edizione Adelphi e costa poco.
Per i buon gustai Abebook propone la prima edizione italiana, quella mai andata in commercio. È stata stampata direttamente da chi ha pagato l’autore per questa opera, il Consorzio Venezia Nuova, sì, proprio lo stesso del MOSE 🙂

Alla prossima recensione …sui generis.

Ciao!

 

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