Breve estratto da LA ORGANISTA – Melodia ineffabile, pubblicato nel mese di agosto 2017

 

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Ormai si fa sera e le prime luci accese rendono ancora più magico il Canal Grande.

Spalanco la finestra del mio appartamentino, c’è una puzza terribile: da cimitero.

Forse è dovuta a tutti questi fiori che stanno marcendo. Non posso che ricordare quando da bambina Ma’ mi aveva portato per la prima volta sulla tomba dei nonni, in terraferma.

Annoiata iniziai a gironzolare per il cimitero finché non trovai una chiesetta e vi entrai, scoprendo dietro all’altare una porta aperta che dava ad una scala in basso, senza fine.

Non fui in grado di resistere alla curiosità di scendervi. E come potevo? A Venezia, tolta qualche cripta, non avevo mai visto nulla di simile.

Dopo una ventina di scalini, arrivata in fondo, trovai due lunghi corridoi contrapposti ricoperti di lapidi.
Ognuna aveva il suo lumino acceso, l’odore di cera e stoppini era molto forte; non erano elettrici come quelli di adesso.

Ogni fiammella dava un’incerta e tenebrosa visibilità a un volto d’anziano o di bambino, senza vie di mezzo, tutti in bianco e nero sbiaditi dal tempo o forse per la pessima qualità delle stampe.

I pochi fiori sembravano spenti e la loro presenza dava la sensazione di un qualcosa del tutto fuori luogo.

Giunta in fondo al corridoio, proprio in prossimità dell’angolo, iniziai a sentire un terribile fetore, convinta nella mia ingenuità infantile che provenisse dai corpi in putrefazione.

La presenza di rigagnoli sulle pareti e anche sul pavimento ai lati delle lastre tombali, non fece altro che amplificare la mia convinzione, facendomi cadere in uno stato di panico quasi paralizzante.

Non fui più in grado di girare l’angolo e quando tentai di tornare indietro, voltandomi, vidi tutti quei vecchi e bambini fissarmi con gli occhi accesi come lanterne.

Rimasi pietrificata, ansimante, in attesa che succedesse qualcosa. Non so dire quanto tempo passò, ma fortunatamente qualcosa accadde:

“Anna! Anna! Dove ti sei cacciata?”
“Mamma! Sono qua giù!”

Senza accorgermene stavo già correndo verso la lunga scala, poi su di corsa, verso la luce.

 

Ripenso a Ma’, che ora se ne sta là vicino ai nonni, e che forse dovrei andare a trovare, e sopratutto, che dovrei andarci anch’io accompagnata da una piccola Anna, tutta mia, da poter salvare dall’abbraccio paralizzante delle tenebre.

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Informazioni sul libro qui:  https://www.andreaperin421.it/la-organista/

 

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