Pensieri di un imbrattacarte… sui principi della fisica applicati al nostro vivere, visti attraverso un racconto di F. Durrenmatt

L’altro mese, non so per quale motivo, ho cercato notizie su di un giornalista di cui non ho più saputo niente.

Sembra scomparso, almeno dai canali di comunicazione nazionali che io conosco.

In verità qualche ”peccatuccio” l’aveva commesso gonfiando diversi titoli (diplomi), pratica, a quanto sembra, abbastanza familiare a chi detiene il potere.

Questo mi ha fatto riflettere, con una certa leggerezza, a quel principio della fisica che asserisce che la materia non si crea né si distrugge, ma si trasforma soltanto.

Se vogliamo, principio in qualche modo riconducibile alla prima legge della termodinamica che tutti noi abbiamo studiato in qualche momento imprecisato del nostro percorso scolastico.

L’energia non si crea e non si distrugge, ma si può solo trasformare.

Ma c’era qualcos’altro nel mio subconscio, collegato a questa idea quasi karmica, un qualcosa di più definito e concreto, qualcosa letto in passato, e sarei riuscito a scoprirlo soltanto prendendolo per la coda tirandolo a me, nel cosciente.

Ed è successo proprio ieri.

Si trattava di una constatazione, quasi un insegnamento, proveniente da un racconto di Friedrich Durrenmatt.

Sono sincero, dopo averne individuato il titolo, ho dovuto rileggermelo un paio di volte prima di capirlo appieno.

S’intitola:

Il ritratto di Sisifo.

 

(Sisifo è quel tale condannato a spingere il masso enorme su per la collina, all’infinito).

 

(Breve spoiler)

In due parole, narra la storia di un giovane pittore, poveraccio, diventato ricchissimo grazie alla vendita di un quadro da lui dipinto, spacciato per un’opera di Bosch.

Raggiunta la ricchezza, in età matura, lo vuole riacquistare dal banchiere che ne è entrato in possesso, ma questo non vuole saperne di venderlo.

Nasce una guerra tra potentati economici che culmina con la rovina dei due.

Ritornando in possesso del quadro, il fu povero pittore, divenuto un potente industriale, avrebbe dimostrato che si poteva ottenere qualcosa dal nulla; un impero economico.

Il quadro tornato nelle sue mani, il falso Bosch, finirà sul fuoco, e tutto andrà in rovina.

Nulla si crea dal nulla.

Tornando a noi, leggendo la storia di Durrenmatt, ho pensato che i falsi titoli, così come le qualità millantate allo scopo di costruire un percorso di successo, sono analoghi a quel falso Bosch del racconto.

E il doversi mettere a nudo, costretti o per scelta; ossia tornare vergini, comporterà, come minimo, il rinunciare a quanto guadagnato con l’imbroglio.

Ciao!

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