VENEZIE

I volti di una città nei ricordi di un grande scrittore.

 

Cinque del mattino.
Ho appena fatto una dozzina di tentativi per ottenere uno scatto decente dalla fotocamera del mio PC portatile. Alla fine ho tenuto la migliore, (immaginate le altre).

 

Come promesso, parto con questa iniziativa, mica tanto nuova in verità, in cui intendo parlarvi di libri… ma, in questo caso, solo su Venezia, (e forse questo è nuovo).

Chiamatele recensioni se vi va, oppure opinioni di un imbrattacarte, fate voi.

Libri che a mio modesto parere reputo interessanti da leggere su Venezia.

Come alcuni di voi sapranno, delle volte sono chicche acquistate ai mercatini o da antiquari, quindi non è detto che si trovino facilmente nelle librerie on-line.

Esclusa ogni possibilità di voler trarre giovamento economico da questa iniziativa, passiamo al libro che tengo in mano che ha per copertina una bellissima visione di Turner.

Partiamo con l’Incipit, che io, prima di fare lo ”scrittore”, chiamavo semplicemente Inizio.

Ogni esistenza è una lettera imbucata anonimamente; la mia reca tre timbri: Parigi, Londra, Venezia; la sorte mi ci stabilì, spesso a mia insaputa, ma non certo alla leggera.
Venezia riassume nel suo spazio forzato il mio tempo sulla terra, posto anch’esso in mezzo al vuoto, fra le acque fetali e quello dello Stige.

Bellissimo!

Lo Stige, (ho dovuto riguardarmelo), è il fiume che ha a che fare con l’aldilà, gli inferi, nella mitologia antica ma anche usato da Dante nella Divina Commedia.

(Beh, umilmente, questo mi porta anche a riflettere che noi siamo fatti di acqua, la stessa acqua marina che ogni singola cellula del nostro corpo cerca di riprodurre al suo interno per tutta la sua esistenza, la stessa acqua in cui sta immersa Venezia).

Certo che se dovessi soffermarmi su ogni singola frase che in anni ho sottolineato tra le pagine di Venezie, la cosa diverrebbe piuttosto lunga.

Sì, perché io, questo libro l’ho letto una prima volta. Poi l’ho ripreso in mano una seconda, forse dopo un anno, e poi di nuovo ancora, a distanza di altri anni.

Sì, perché Venezie non è un romanzo, un saggio o altro. Non c’è un assassino da rincorrere tra le calli di Venezia, o uno strano uccellino dipinto su un quadro del Tintoretto che ha a che fare con la CIA.

Venezie è un’opera indefinibile, come si legge nell’introduzione, ma scritta come un diario.

Ecco sì, potrebbe assomigliare a un blog, (pubblicato dopo anni dalla sua stesura), visto che i paragrafi recano sempre una data, anche solamente l’anno. Un blog di pensieri, fatti e osservazioni, come si usa fare adesso.

L’autore, Paul Morand, attraverso gli anni, ci parla dei costumi, dei suoi amici letterati o meno, delle mode che hanno attraversato un secolo. Sì, perché ebbe la fortuna di vivere quasi novant’anni; nato a Parigi nel 1888 e mortovi nel 1976.

(Una curiosità… la mia bella edizione, porta la data di nascita 1988 sulla copertina; giusto per farvi riflettere a quante cose dovrebbe prestare attenzione un autore che fa tutto da solo).

Morand ci parla dei suoi amici scrittori francesi, molti di questi squattrinati, dei loro luoghi di ritrovo veneziani, primo fra tutti il celebre caffè Florian.

Alcuni di questi furono famosissimi in vita, come Henri de Régneir, che viveva a Ca’ Dario.

Venezia era la Mecca di quei delicati.

Uomini incantevoli, senza molta fiducia in se stessi, dandy amari e miti, subito rallegrati o disperati, che si facevano beffe degli invertiti, come quell’eroe di Thomas Mann, quell’Herr von Aschenbach (La morte a Venezia) turbato dalla spalla nuda lasciata vedere fuori dell’accappatoio da un giovane bagnante al Lido. Per le donne avevano sofferto…

Eh sì, cita La morte a Venezia, capolavoro di cui mi piacerebbe parlarvi più avanti.

Come accennato, in questo lungo ”blog” che attraversa un secolo, l’autore ci parla anche delle mode, del vestire passato sotto alle Procuratie, i lunghi edifici che delimitano Piazza San Marco.

Spaziando in un arco temporale che va dal 1908 al ’70, cita i calzoni da cavallo e le sciabole, le stecche di balena infilate negli alti colletti delle dame, le mode del regime fascista prima, alla Hitler poi, con giubba bianca su pantaloni color caco.
Poi all’americana; giubbotto e stivaletti militari, poi tutti con la Kodak del teleobiettivo, infine le zampa d’elefante.
Interrompo questa sfilata di fantasmi della piazza San Marco, non essendo Carpaccio…

Ma non solo francesi…

In questo libro Morand non parla solo di letterati francesi, ma ne cita anche altri, uno in particolare a cui anch’io mi sto affezionando: Baron Corvo.

Ne tratta per ben tre pagine raccontando della sua vita veneziana passata veramente ai limiti della tragedia.

Sono altrettanto inconsolabile per non aver conosciuto Rolfe, ”Baron Corvo”, nel corso di quell’estate 1909 quando stavamo entrambi a Venezia…

E leggete come chiude il paragrafo:

…primo hippie, a dormire al Lido, disteso direttamente sulla sabbia, senza forza contro gli assalti di topi e granchi…

Dà proprio l’idea di quel personaggio controverso, sopraffatto, vinto, che finalmente ora si riposa nel cimitero galleggiante di San Michele.

Nell’ultimo capitolo, l’autore ci parla di Trieste, di una villa, delle sue cugine, della morte, del luogo dove verrà sepolto. In queste sue righe traspare quasi un senso di fine, avvenuta pochi anni dopo aver scritto quelle pagine.

Veniamo al dunque…

Libro consigliato?

Certamente. Innanzitutto a chi ama Venezia, e qualcosa ha già letto.

Ma se non sapete chi è Carpaccio o Tiziano, che ci faceva Wagner a Venezia, se non vi siete emozionati entrando nella Piazza salotto del mondo, e sopratutto non vi interessa, beh, non fa per voi, vi annoiereste.

Come ho già scritto, non è un thriller, né un romance, ma semplicemente una sorta di diario dove Paul Morand concentra tutta la sua vita, (lunga e probabilmente magnifica); personaggi, viaggi, costume, letteratura, arte, ecc.

Un diario ricco di riferimenti, alcuni davvero sottili, in grado, anche solo con una frase, di darci lumi su un sentimento da noi provato nella città magica ma ancora rimasto indecifrabile.

Dove, meglio di Venezia, Narcisio può contemplarsi?
Wagner, al caffè Quadri, che ascolta la propria musica… questo era una nota del diario, un pensiero.

La mia edizione, (visto adesso, pagata in lire!), tradotta da Maurizio Ferrara è di Neri Pozza. Ho visto che on-line è esaurita, ma penso che nelle librerie indipendenti o magari dall’editore si possa ancora trovare.

Ultima cosa… un consiglio per chi vorrà (e riuscirà) ad acquistarlo.

Io, come altre letture un po’ impegnate su Venezia, vedi Brodskij, Mann, ecc., ci ho messo parecchio tempo per ”farlo mio”… diciamo anni.

Una volta letto non andrebbe riposto nel dimenticatoio, né, che è peggio, regalato.

Col tempo, (specie se vedrete Venezia), potreste aver desiderio di riaprirlo e forse, come per magia, ritrovarvi in quel passaggio della vita di Morand che non avevate compreso anni prima.

Buona lettura.

P.S. Una recensione, molto personale, su libri di letteratura dedicati a Venezia, aggiungerei pure di nicchia, rappresenta non dico un suicidio, ma sicuramente una difficile impresa da intraprendere su un blog… (alcuni siti molto ben fatti hanno abbassato la clèr già da un pezzo).

Ma non vi preoccupate per me, ho le spalle piuttosto larghe… e poi, come ha scritto qualcuno tanto tempo fa; su Venezia tutto è stato scritto, se lo si fa ancora è solo per amore.

 

 

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