Chi ha scoperto l’America?

Oltre ai miei preziosi libri, leggo un po’ di tutto quello che mi viene in mano su Venezia. A volte, in verità distrattamente, seguo anche un po’ di Tv.

Ebbene, un giorno, facendo zapping mi sono imbattuto in un programma che ha fatto due parole sui fratelli Zeno, (Zen in veneziano), navigatori d’eccellenza sbarcati su un territorio nuovo del Nord Atlantico, probabilmente in Canada, intorno al 1400 assieme a dei Cavalieri Templari.

La notizia mi aveva incuriosito non poco. Anche fosse stata una bufala colossale, l’improbabile scoperta era avventa ben cento anni prima di Cristoforo Colombo, quindi un’occhiatina per approfondire come minimo la meritava…

Ma all’epoca non si trovavano così tante informazioni con un click, come adesso, e dopo qualche inutile ricerca in libreria lasciai perdere la cosa.

Qualche giorno fa, all’asilo col bimbo, forse sentendo chiamare qualche amichetto con lo stesso ”nome”, mi sono ricordato dei fratelli Zeno.

Navigando in rete, ho scoperto che un pronipote dei due navigatori, Nicolò, ha pubblicato le memorie dei loro viaggi nelle terre lontane dei mari del Nord avvenuti nel 1400.

Oltre ad alcune descrizioni dettagliate sulle loro imprese, al servizio del nobile scozzese Hanry Sinclair, nella sua pubblicazione del 1558, il nipote allega una mappa che sarà destinata a sollevare non poche polemiche. 

La mappa di Zeno, viene considerata oggi dai molti esperti un falso, e il libro in cui era inserita, un racconto di fantasie venduto per vero suffragato dalla improbabile costruzione inventata da Nicolò, cioè di aver trovato delle lunghe lettere riportanti i fatti in un palazzo di famiglia.

Io non me ne intendo molto di mappe, tranne che di qualcuna antica recuperata ai mercatini,  ma quella di Zeno non mi sembra così fantasiosa, ovviamente rapportata al periodo storico.

Insomma, la notizia è che oltre ad esserci indicata una terra lontana come la Groenlandia (Engroneland) sotto si vede segnata una terra, chiamata Drogeo; l’America.

Fantasia?

I detrattori asseriscono che Nicolò Zen si inventò tutto, sapendo di pubblicare il falso, solo per dare lustro a Venezia, (che poi, nel ‘500,  non so quanto ne avesse bisogno), o perlomeno, di insinuare dubbi sulla paternità della scoperta delle Americhe, avvenuta nel 1492. Inoltre, asseriscono che vi sono state riportate isole inesistenti.

Mah… che dire? Non sono uno storico e non vorrei addentrarmi troppo nella materia. Ma in un passo del libro sembra ci sia scritto che gli  zii Zen trovarono delle popolazioni locali che commerciavano oggetti con l’Europa del Nord e che conservassero libri scritti in latino in una biblioteca.

Quindi magari qualcuno ben prima di loro c’era già stato, o li conosceva bene; vista così mi sembra poco consistente l’accusa del ”siamo stati noi i primi!”

Altro; la mappa sarà anche stata inventata da Zeno, scopiazzando (secondo i critici) da carte esistenti, ma perché allora fu adottata come base dai più grandi cartografi dell’epoca?

In alcuni portolani, (mappe per la navigazione), creati in seguito anche a più di cento anni, vengono riportate isole come Frislanda, esistenti solo nella mappa di Zeno.

Insomma; è come se qualcuno copiasse un mio racconto, con aggiunte maldestre, e poi inconsapevole io lo usassi come base per scriverne altri (‘!?)

Era davvero tutto un inganno ordito da Nicolò Zen?

Ho visto che in rete ci sono altri dati e riferimenti a pubblicazioni sulla materia. Onestamente non me la sento di approfondire ”accademicamente” l’argomento, penso tuttavia che comprerò un libro che ne parla, (uno l’ho già adocchiato). Magari vi farò sapere com’è e cosa ne penso in un prossimo post.

E’ proprio vero; come ho scritto da qualche parte sul sito: Venezia… è un intero concentrato universo da esplorare.

 

 

 

 

 

 

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