Venezia è cara?
Beh… dipende.

Siti web, social e articoli sparsi in giro sono pieni di notizie sull’argomento. Persino nel mio piccolo, (molto piccolo), contesto social, ricevo commenti su quanto Venezia sia cara e piena di ”ladri”.

Così; visto che trovate di tutto e che persone più qualificate e sopratutto più famose ci hanno già fatto una polemica sopra, vi racconto la mia, documentandola con ricevute e scontrini alla mano.

La mia Venezia, della mia compagna e del piccolo Jacopo, inizia nel momento che l’auto sale sopra il Ponte della Libertà; quello che corre a fianco della ferrovia per capirsi. Benzina, pedaggi eccetera sono a parte.

Parcheggio da vero turista; al Tronchetto. Ce ne sono anche a Piazzale Roma, più vicini, ma costano un po’ di più e ti chiedono le chiavi dell’auto. Veramente…

Parcheggiato al terzo piano, scendiamo ed iniziamo la camminata; il nostro buongiorno a Venezia.
Si passa di sotto al trenino che collega parcheggi e crocieristica al centro. È una passeggiata che a me piace molto, che volete che vi dica… però veniamo subito fermati da un signore con una giacca a vento fluorescente arancione, come a dire, ”non sono uno qualunque” che con un enorme walkie-talkie in mano ci indica ”i battelli per Venezia”.

Rispondo; ”andiamo a piedi, grazie”.
Ma lui insiste: “Sette chilometri col passeggino?”

Rido tra me; sì e no che ci mettiamo venti minuti.
Declino l’offerta, ma insiste: “Ci mettete due ore così!”

Allora, un po’ innervosito gli rispondo che abbiamo la Carta Venezia e che il vaporetto non ci costa più di un euro.

Ma che cavoli!? Posso camminare sul bellissimo marciapiede e mostrare il trenino e le navi da crociera al mio bimbo o no?

Ripartiamo decisi, quando davanti a noi si mostra in tutta la sua pomposa magnificenza un SUV parcheggiato esattamente sopra al marciapiede occupandolo giusto-giusto tutto quanto.

“Che palle!”, esclamo.

Il bordo è alto, sarà sui venti centimetri. Ci tocca scendere col passeggino guardandoci indietro per evitare di essere investiti.
Non ci sono né 4 frecce di emergenza né triangolo, inoltre, sembra accesa. Osservo l’interno dal parabrezza, con disappunto.
Due ”signore” se la stanno contando concitatamente. Anche la mia compagna le squadra.
La ragazza alla guida ci nota e… si scusa, direte voi. Beh, invece no; mi fa un gesto con la mano come a chiederci: ”Che ca… volete?!”

La mia metà vede che mi sto per scaldare e mi trascina via a braccetto, ma fatti due passi mi fermo, mi giro, prendo il telefono e faccio finta di farle una foto, giusto per vedere come reagiscono… ahahah: quella alla guida vorrebbe strapparmi gli occhi dalla faccia!

”Ma che mi frega di voi?” dico a me stesso. ”Ignoranti!”
”Venezia! Aiutami tu. Io sono qui solo per te; ammaliami!”

Mi scuso per la digressione, ricordando che Venezia non può essere responsabile di tutto, visto che tra l’altro in auto non si gira… anche se mi sembra che qualcuno abbia proposto qualcosa che ci si avvicina… forse voleva parcheggiare sotto casa.

Dimenticato il triste incontro, camminiamo fino alla città magica.

C’è un po’ di soletto: sosta ad un bar a Campo Santa Margherita, uno delle piazze più grandi e vivaci di Venezia.

Io mi bevo uno spritz al Campari, chi mi segue sa sicuramente di cosa si tratta, Cristina un macchiatone o simili.

Seduti ai tavolini fuori, affiancati da turisti anglosassoni, ce la godiamo con i volti rivolti al sole che un pochino riesce a scaldarci, mentre Jacopo rincorre e nutre i piccioni.

Oltre all’aperitivo, mi hanno portato un piattino di patatine, di cui molte finite ai volatili, e qualche stuzzichino.

Bagno: immacolato.

Prezzo?
5,00 Euro tondi.

Si riparte, un salto alla Chiesa dei Carmini.
L’atmosfera al suo interno è magica (mi si consenta).

È abbastanza grande da permettere ad un gruppo di persone di pregare, a dei ragazzi di suonare la chitarra e ad una trentina di turisti di girare indisturbati e senza disturbare.

Jacopo sta alle candeline, ovviamente, mentre io mi fermo sotto alla pala di San Nicola di Lorenzo Lotto.

Sto lì, per qualche minuto, a seguire l’evoluzione di quel curioso temporale, mentre giunge il suono delle chitarre. Tra l’altro, forse per l’ora, non serve nemmeno illuminarla con la monetina.

Tempo fa, (sembra quasi voluta), in un famoso programma televisivo, ho visto che un critico o un professore di storia dell’arte ne stava parlando, descrivendolo come uno dei quadri più belli del mondo… beh, adesso sta qui di fronte a me, digli poco, di fianco ad un Veronese e molto altro (Tintoretto, Cima da Conegliano, giusto due nomi).

Ah… Venezia!
Usciamo. Prezzo?
2 Euro, suppongo; lumini e candeline accese da Jacopo.

Andiamo a zonzo finché non ci troviamo davanti a un palazzo di cui avevo letto tanti anni fa, incuriosito dalla faccenda ”Armeni a Venezia”.

Praticamente, i padri Mechitaristi (armeni) possiedono l’omonima isola o San Lazzaro degli Armeni, visitabile su prenotazione, (dove Lord Byron si era ritirato  a studiare, per capirsi), e questo edificio, chiamato Ca’ Zenobio.

I portoni sono aperti e senza esitazione m’infilo dentro, seguito dai miei compagni di viaggio.

Visto che ci siamo, vorrei vedere per la prima volta le stanze affrescate dove Madonna (la cantante) e la nostra Pausini, hanno eseguito e registrato il loro Like a Vergin e Vivimi, ma rimando a un’altra volta. In compenso, giriamo per il giardino interno. Volendo, si possono visitare anche alcune sale affiancate, adibite alla Biennale… ma ho ancora in testa il temporale del Lotto e io son fatto così; preferisco vedere poco e gustarmelo.

Infatti, quando vado ai musei, dopo una decina di quadri interessanti, vengo colto da un senso di disagio e di pesantezza che mi blocca l’entusiasmo. Per capirsi, se vado alle Gallerie dell’Accademia, quel giorno lì lo devo fare solo per La Tempesta del Giorgione, per dire, soffermandomi su poco altro. Ed è anche per questo che preferisco visitare le chiese o i palazzi piuttosto che i musei.

Scattata qualche foto e riposatici nel giardino interno, lasciamo l’edificio. Prezzo?
Gratis.

Continua la camminata tra le stupende calli di Venezia fino all’arrivo sulle fondamenta proprio di fronte al Molino Stucky, il maestoso edificio neogotico ora hotel di lusso.

Ponte dell’Accademia e via per Campo San Stefano. Ci sarebbero il Carpaccio da vedere e anche la chiesa gotica… ma chi mi accompagna reclama una pausa e sopratutto un pasto, se possibile, caldo.
Non ho voglia di Mec, e opto per una pizza già collaudata.

Camminiamo mezz’ora buona, portandoci dietro il bambino addormentato nel passeggino. Sedici chili solo lui. Passato il Ponte di Rialto, vista anche la ressa, il più è fatto.

Pizzeria. Il bimbo dorme ben coperto. Ci sediamo fuori per goderci gli ultimi raggi che filtrano dai palazzi attorno.

1 Margherita, 1 wurstel più salamino piccante, 1/4 di prosecco, 1 litro d’acqua frizzante, 1 caffè e 1 amaro.
Servizio veloce, nonostante il pienone (molti turisti sono stati mandati via) e pizza buona e reale, intendo non surgelata, (il pizzaiolo lavorava a tre metri da noi).

Prezzo?
28,00 Euro.

Camminiamo per un’altra ora, arrivando alla Basilica dei Frari. Qui ci venivamo quasi ogni domenica. La conosciamo abbastanza bene.

L’ingresso è a pagamento, ma nessuno ci vieta di entrare e sostare sulle panche a fianco del portone per riposarsi e ammirare l’interno.

Nel frattempo Jacopo si sveglia ed inizia a giocare spingendo il passeggino sopra lo scivolo per gli invalidi.

Si riparte, facendo una tappa immediata alla Chiesa di San Rocco.

Come non fermarsi ad ammirare le grandiose pale del Tintoretto e del Pordenone. A me già loro due basterebbero, ma si possono contemplare anche capolavori di artisti di epoche successive.

Usciamo. Prezzo?
Gratis.

Fuori è buio, decidiamo di farci un’altra bella camminata fino al parcheggio.
Sosta ad un bar. Seduti, Jacopo si beve la cioccolata calda ed io un altro spritz al Campari.

Bagno così-così, anche se (egoisticamente) devo ammettere che per me non è un grosso problema; anni fa praticavo la pesca in apnea, ne conservo ancora qualche beneficio. Prezzo?
5 Euro. (Scontrino buttato).

Camminata fino al Tronchetto, il parcheggio costruito sopra ad un’isola artificiale. Ricordo che comunque il trenino People Mover costa, anzi, costava 1 euro a tutti; l’avevo preso per curiosità.
Salto alla cassa automatica e via. Prezzo parcheggio?
21 Euro per 24 hh. (I prezzi sul sito).

Giusto per avere un confronto, il Parcheggio Arena di Verona costa 17 Euro.

Spesa complessiva 2 adulti e bambino: 28 pizzeria, 10 bar, 21 parcheggio e 2 di candeline fanno un totale di 61 euro.

Al prezzo va incluso l’aver visto alcune delle opere d’arte più belle del mondo, l’aver camminato per le vie di una città, piaccia o no, incomparabile, e che rimane solo un sogno per molti stranieri che non la possono visitare.

Esagero?
Due righe dal nobel J. Brodskij:

”E poi, questa città non ha gli attributi per essere un museo, essendo lei stessa un’opera d’arte, il capolavoro più grande che la nostra specie abbia prodotto.”

E continua, incredibilmente attuale: ”Non rianimi un dipinto, tanto meno una statua: li lasci in pace, li difendi contro in vandali – contro orde di cui tu stesso, forse, fai parte.”

 

Due anni fa, solo girando per i bacari con un amico, le osterie tipiche veneziane dove si propongono assaggini, abbiamo speso ciascuno più del doppio di quei 61 euro, mentre altri turisti, per opposto, arrivano muniti di panini e thermos di vin brulè, dopo aver lasciato l’automobile nei parcheggi scambiatori gratuiti di Mestre.

Ricordo quasi con affetto, quando sui gradini di Piazza San Marco, (Jacopo non era ancora nato), una signora abbastanza distinta che stava seduta al nostro fianco, si era messa a magiare una patata lessa che teneva incartata in borsa.

Venezia è cara?
Beh… dipende.

 

 

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